Category Archives: Psicologia Dinamica

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Luigi Cancrini: l’oceano borderline e l’infanzia borderline

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Una revisione molto interessante della teoria strutturale delle relazioni oggettuali è stata compiuta dal Prof. Luigi Cancrini.

Egli riconosce i meriti di Kernberg, in particolare quello di aver differenziato in modo preciso e distinto quei pazienti che hanno in comune l’inclinazione ad utilizzare meccanismi di difesa basati sulla scissione ma che sono profondamente dissimili fra di loro, infatti una categoria di questi, i pazienti borderline, conserva il principio di realtà e ciò permette loro di poter organizzare la propria vita e di rispondere agli interventi terapeutici in modo diverso rispetto al paziente psicotico. Inoltre, i concetti espressi da Kernberg consentono di racchiudere all’interno di una grande e unica categoria diagnostica, quella dell’organizzazione borderline, forme cliniche tra loro diverse, ad esempio tossicomanie, disturbi del comportamento alimentare o perversioni sessuali.

Un limite tangibile e reale della teoria di Kernberg è quello di considerare la mente borderline una struttura; ciò rimanda all’idea di immodificabilità e, di conseguenza, il bambino si troverebbe incastrato per tutta la vita, e in modo definitivo, ad una struttura imperfetta della sua personalità.

Cancrini, per questo motivo, preferisce parlare di funzionamento borderline, termine che non esclude la reversibilità. Secondo l’autore, infatti, la reale differenza tra gli individui non è da ricercare tra la categorizzazione di nevrotico, psicotico e borderline, quanto piuttosto andare ad analizzare la soglia di attivazione dei relativi schemi di comportamento.

Una caratteristica assai comune della mente che funziona a livello borderline è la tendenza a dare giudizi estremi su se stessi e sugli altri e ciò è dovuto all’utilizzo della scissione. È possibile riscontare questo stesso funzionamento in tutti gli esseri umani; infatti tutti i bambini tra i 15 e i 21 mesi, attraversano una fase simile a quella del funzionamento borderline, il che li porta a considerare la madre in maniera dicotomica: buona nel attimo in cui è presente e li nutre, suscitando così sentimenti di gioia e gratificazione, cattiva quando è assente, generando sentimenti di odio e rabbia.

Questa fase viene superata intorno ai 3 anni, quando il bambino riesce ad integrare le parti scisse; questo processo prosegue nel tempo fino ai suoi massimi livelli nell’età adulta.

Quello che sottolinea Cancrini come importante è che la tendenza a regredire verso la modalità di funzionamento borderline è sempre possibile, soprattutto in situazioni di stress e tensione, come accade, ad esempio, nel lutto, nelle crisi evolutive, nell’innamoramento etc.

Questa regressione è possibile sia nelle persone più sane e mature sia in quelle meno, per le quali è ovviamente più facile che ciò avvenga.

Quando un bambino piccolo cresce e si sviluppa in un ambiente traumatico, caratterizzato da scontri, carenze di cure e paura, la sua capacità di integrare le rappresentazioni buone e cattive del Sé e dell’altro non si sviluppa completamente e la soglia di attivazione del funzionamento borderline tende a restare più bassa del normale.

Ciò che diversifica le persone è la particolare tendenza di alcune a regredire a livelli di funzionamento borderline quando si trovano di fronte alle dure prove della vita; quello che ne consegue è una mente che funziona senza sfumature, caratterizzata da giudizi totalitari e opposti. La peculiarità del funzionamento borderline è però l’oscillazione che avviene tra questi due stati d’animo contrastanti.

Riassumendo il pensiero di Cancrini, è possibile affermare che il funzionamento borderline è uno dei possibili funzionamenti di ogni persona, in quanto rappresenta una tappa dello sviluppo psichico di ciascuno.

La regressione a tale funzionamento dipende dal superamento di una soglia di attivazione, diversa per ogni individuo, il cui valore dipende dalle esperienze dell’infanzia.

Una soglia di attivazione bassa è caratteristica di individui con un DP, al contrario è alta in soggetti maturi e affidabili. È però importante evidenziare il fatto che questa soglia oscilla continuamente, in base alle varie problematicità che caratterizzano la vita di ogni persona.

Per quello che riguarda l’eziologia, Cancrini ha definito la sua teoria le infanzie infelici.

Con questo concetto egli si riferisce alle infanzie di quei bambini che sono costretti a vivere, per un lungo periodo di tempo, in contesti che non consentono un funzionamento integrato della mente del piccolo, bloccando o stravolgendo lo sviluppo della sua capacità di integrare le rappresentazioni buone e cattive di Sé e dell’oggetto.

I vari contesti sono ovviamente diversi tra di loro ma ciò che hanno in comune è la capacità di innescare molteplici forme di funzionamento borderline della mente.

Maltrattamenti, abusi, trascuratezza o, più in generale, le infanzie infelici generano, tendenzialmente, adulti problematici. Il lavoro magistrale di Cancrini si propone proprio di rintracciare nell’adulto, che presenta manifestazioni psicopatologiche, il bambino ferito e ripercorrere con il paziente quella che è stata la sua infanzia infelice. Allo stesso tempo, Cancrini prende in cura anche i bambini feriti reali, con lo scopo di fermare il loro inesorabile viaggio verso il DP.

Lo studio condotto da Cancrini si basa sostanzialmente sul testo Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità di L. Smith Benjamin e sulle osservazioni dirette dei bambini infelici presso il Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia e presso la Domus de Luna.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Luigi Cancrini, L’Oceano Borderline, Racconti di Viaggio, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2006, p.16.

Lorna Smith Benjamin, Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità, Roma, LAS, 1999.


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La Psicologia del Sé di Heinz Kohut

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La Psicologia del Sé di Kohut nasce dagli studi dello stesso su pazienti con disturbi narcisistici 1, i quali presentavano caratteristiche molto diverse dai pazienti nevrotici, ossia erano presenti sentimenti di depressione e insoddisfazione nei rapporti e la loro stima di sé era facilmente vulnerabile.

Il concetto centrale di questo modello è quello del Sé, inteso come nucleo centrale della personalità che organizza i sentimenti, i pensieri e le rappresentazioni di Sé e degli altri.

Nel pensiero dell’autore, lo sviluppo del Sé avviene in due tappe fondamentali, la prima è la formazione del Sé virtuale, ossia l’immagine del bambino che deve ancora nascere ma che già è presente nella mente dei genitori, la seconda prevede lo sviluppo del Sé nucleare nel corso dei primi due anni di vita del bambino. Il Sé nucleare è per sua natura bipolare, ossia è formato dal polo delle ambizioni di potere e successo e dal polo degli scopi idealizzati e i valori. Questi due poli sono sottesi da un arco di tensione, il quale è caratterizzato dai talenti e dalle abilità della persona.

Concetto cardine della Psicologia del Sé è l’oggetto-Sé, ossia il ruolo svolto dalle altre persone nei confronti del Sé in relazione ai suoi bisogni. Gli oggetti-Sé devono essere visti come funzioni, più che come persone.

Il Sé sano si sviluppa all’interno di un ambiente che consente di fare tre esperienze di oggetto-Sé: 2

  • Oggetti che confermino l’innato senso del bambino di grandezza e perfezione, ossia i bisogni di specularità. Sono esperienze che formano quello che Kohut chiama Sé grandioso. Permette di rafforzare il polo delle ambizioni del Sé bipolare. Un esempio è il piacere che un artista ha nel momento in cui viene apprezzato dal pubblico. In caso contrario avviene la frammentazione del Sé.
  • Oggetti da poter ammirare e idealizzare, ossia il bisogno di idealizzazione. Questo tipo di esperienza permette il rafforzamento del polo degli ideali del Sé bipolare. Kohut la descrive come l’esperienza di fondersi con un oggetto vissuto come grande, forte, ideale e saggio. Un esempio è rappresentato da un individuo, in un momento di difficoltà, trova in un amico un punto di riferimento e di forza.
  • Oggetti che suscitino nel bambino una sensazione di essenziale uguaglianza con lui, ossia il bisogno di gemellarità. Questo tipo di esperienza permette di rafforzare l’arco di tensione delle capacità e dei talenti. Un esempio è quello della bambina che fa finta di cucinare insieme alla mamma.

Inoltre, l’Uomo di Kohut è un Uomo Tragico, frutto delle esperienze relazionali e dell’contesto in cui si è sviluppato il suo Sé nucleare, opposto all’Uomo Colpevole di Freud, il quale tende, invece, alla costante ricerca di equilibrio tra le pulsioni che lo dominano e le cui azioni sono volte alla ricerca del piacere.

 

 

Bibliografia

Concato G., Manuale di psicologia dinamica, Firenze, AleBet Editore, 2000.

 


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La psicopatologia secondo Wilfred Bion

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Wilfred Bion, un autore di matrice kleiniana, ritiene che l’intera psicopatologia può essere considerata come la manifestazione dei disturbi di pensiero ed è per questo che ha tentato di elaborare una teoria del pensiero normale e patologico.

Il pensiero viene classificato dall’autore, all’interno di una griglia, secondo due dimensioni: il livello di sviluppo e il modo in cui viene usato.

bion

Gli elementi β sono definiti da Bion come “emozioni e sensazioni non pensate e non pensabili”, equivalgono nella mente alla cosa in sé. 1 Gli elementi α sono invece la prima forma rudimentale di sensazioni ed emozioni pensate. Questi elementi non sono rinvenibili in natura, ma è possibile trovare delle manifestazioni molto vicine a queste ipotesi originarie. Per quanto riguarda gli elementi β, i due esempi tipici sono i disturbi psicosomatici non simbolizzati 2 e gli oggetti bizzarri. 3 I modelli più vicini agli elementi α sono i pensieri del sogno o i Miti. 4

Le preconcezioni sono le forme vuote, delle aspettative che acquisiscono una forma precisa, ossia la concezione, nel momento in cui incontrano la realtà. I concetti sono il frutto dell’astrazione delle concezioni. I concetti astratti, legati tra di loro per mezzo di nessi logici, formano il sistema deduttivo scientifico. Infine il calcolo algebrico rappresenta un’ulteriore astrazione e ai nessi logici si aggiungono quelle di tipo matematico.

Il passaggio da una forma di pensiero all’altra è permesso dalla dinamica contenitore/contenuto, attraverso la quale si sviluppa un “apparato per poter pensare i pensieri”. In questa dinamica, gli elementi β, che vengono percepiti dal bambino ma non compresi, vengono collocati fantasticamente dentro la madre, per mezzo dell’identificazione proiettiva normale. La madre, attraverso il processo di rêverie, elabora e trasforma le proiezioni del suo bambino per mezzo della funzione α e le restituisce moderate dal pensiero e dall’affetto. Il piccolo reintroietta tali esperienze così trasformate e nel tempo acquisisce anche la funzione α, chiamata altresì barriere di contatto. In questo modo il bambino ha dentro di sé un contenitore per i suoi contenuti. Se, invece, la madre non riesce a restituire al bambino le sue emozioni e le sue sensazioni in forma pensabile, il piccolo vive uno stato denominato terrore senza nome, proprio delle psicosi.

La funzione α è considerata una funzione della personalità che opera sulle impressioni o percezioni sensoriali ed emotive.

 

Bibliografia

Concato G., Manuale di psicologia dinamica, Firenze, AleBet Editore, 2000.

Galimberti U., Wilfred R. Bion, Milano, Mondadori Bruno Editore, 2000, passim

Grinberg L., Sor D., Tabak De Bianchedi E., Introduzione al pensiero di Bion, trad. Minetti M.G., Pezzoni F., Milano, Cortina Raffaello Editore, 1996, passim

 


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I livelli di funzionamento della mente e tipologia dei meccanismi di difesa

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I meccanismi di difesa sono dei processi psichici, propri dell’Io, attraverso i quali questa istanza intrapsichica protegge la sua integrità davanti a pericoli interni ed esterni, che non è in grado di fronteggiare direttamente. Questi meccanismi, spesso, sono seguiti da una risposta comportamentale, che ogni individuo mette in atto in modo più o meno automatico, per fronteggiare le situazioni stressanti e per mediare i conflitti che generano dallo scontro tra bisogni, impulsi, desideri e affetti da una parte e proibizioni interne e condizioni delle realtà esterna dall’altra.

Alcuni meccanismi difensivi, come ad esempio la scissione, sono per lo più disadattivi, altri, come la negazione, possono essere disadattivi ma anche adattivi, a seconda della loro gravità e rigidità rispetto al contesto in cui si manifestano.

Un meccanismo di difesa entra in azione con una modalità che è al di fuori della sfera della coscienza: di fronte a una situazione che genera eccessiva angoscia, per esempio, l’Io ricorre a varie strategie per fronteggiare l’estrema portata ansiosa dell’evento, con lo scopo preminente di escludere dalla coscienza ciò che è ritenuto inaccettabile e pericoloso. Uno degli scopi principali dei meccanismi di difesa è quello di mantenere l’omeostasi psichica al fine di permettere all’Io di continuare a funzionare in modo stabile. Infatti, per il benessere psichico, è fondamentale che l’Io, ossia l’istanza psichica che ha la funzione di mediare tra il mondo interno e il mondo esterno dell’individuo, possa funzionare nel modo più armonico e più economico possibile.

Le risposte patologiche all’angoscia si hanno nel momento in cui la personalità, in seguito ad uno sviluppo difficoltoso, non è sufficientemente strutturata e matura per utilizzare i meccanismi di difesa adeguati.Un evento, come ad esempio un lutto, una separazione, può funzionare da agente stressante, il quale molto spesso svela un DP che, in assenza di tale fattore traumatico, sarebbe rimasto celato e silente.

I meccanismi di difesa possono essere classificati lungo un continuum di adattamento-disadattamento, che indica il livello di maturità o di immaturità dello stesso. Rappresentano la risposta che ogni individuo sviluppa per eliminare o alleviare le situazioni di conflitto. Inoltre, l’uomo tende a specializzarsi nell’utilizzare sempre le stese difese in situazioni simili.

Dal lavoro di due psichiatri americani, George Vaillant e Christopher Perry, è stata redatta una classifica molto completa di otto livelli difensivi. Anche il DSM-IV-TR, nella sua appendice sui meccanismi di difesa, fa riferimento al modello di questi autori. 1

I singoli meccanismi di difesa vengono suddivisi da un punto di vista concettuale in gruppi affini che vengono denominati Livelli Difensivi, distribuiti secondo una gerarchia basata sui concetti di maturità e adattabilità delle difese.

I livelli difensivi sono suddivisi in:

  1. Livello Altamente Adattivo, il quale permette un adattamento ottimale nella gestione dei fattori stressanti. Contiene meccanismi che consentono la gratificazione, la consapevolezza dei sentimenti, delle idee e dei loro effetti, contribuendo a creare un equilibrio tra i diversi motivi di conflitto. Appartengono a questo livello difese come affiliazione, altruismo, anticipazione, autoaffermazione, autosservazione, repressione, sublimazione, umorismo.
  2. Livello delle Inibizioni Mentali (formazioni di compromesso), il funzionamento difensivo di questo livello lascia intatta l’idea e incide sull’affetto ad essa associato. L’affetto viene minimizzato o neutralizzato senza falsificare la realtà esterna. Appartengono a questo livello difese come annullamento retroattivo, intellettualizzazione, isolamento affettivo.
  3. Livello di Inibizione Mentale o Altre Difese Nevrotiche, questo livello esclude dalla consapevolezza sia i conflitti sia gli eventi stressanti, con sintomatologia manifesta o non. Appartengono a questo livello difese come rimozione, dissociazione, formazione reattiva, spostamento.
  4. Livello di Distorsione Minore dell’Immagine (Difese di livello narcisistico), livello caratterizzato da una distorsione non totale e non completa dell’immagine di sé, del proprio corpo o degli altri. Lo scopo dell’utilizzo di questo stile difensivo è quello di poter regolare la propria autostima. Appartengono a questo livello difese come idealizzazione, onnipotenza, svalutazione.
  5. Livello di Disconoscimento, livello caratterizzato dall’esclusione dalla coscienza di realtà stressanti, troppo spiacevoli, inaccettabili, con o senza attribuzione sbagliata di essi ad agenti esterni. Appartengono a questo livello difese come: diniego o negazione, proiezione, razionalizzazione. Questo livello comprende anche la fantasia autistica.
  6. Livello di Distorsione Maggiore dell’Immagine (Difese di livello borderline), livello in cui è presente un evidente distorsione ed errata attribuzione dell’immagine di Sé e degli altri, con lo scopo di mantenere un senso coerente del Sé e di evitare la frammentazione. Appartengono a questo livello l’identificazione proiettiva e la scissione dell’immagine di Sé o degli altri.
  7. Livello dell’Acting, questo livello è caratterizzato dall’individuo che affronta gli stress interni ed esterni per mezzo dell’azione o del ritiro. Ciò viene effettuato senza tenere in considerazione le conseguenze. Appartengono a questo livello difese come l’acting out, aggressione passiva, help-reject complaining (lamentarsi ma rifiutare l’aiuto offerto), ritiro nell’apatia.
  8. Livello di Cattiva o Mancata Regolazione Difensiva, livello caratterizzato da una situazione di totale fallimento della regolazione difensiva. L’individuo, di fronte ad agenti stressanti, tende a reagire in modo da causare una radicale e violenta rottura con la realtà. Appartengono a questo livello difese quali il diniego psicotico, distorsione psicotica, proiezione delirante.

Il ricorso preferenziale ed automatico ad un particolare stile difensivo è il risultato dell’interazione di quattro fattori, ossia il temperamento costituzionale, la natura dei disagi subiti nella prima infanzia, le difese mostrate dalle figure genitoriali o da altri significativi e le conseguenze sperimentate a seguito dell’utilizzo di una particolare difesa.

La valutazione dei meccanismi di difesa è fondamentale nella valutazione del funzionamento psichico dell’individuo. Difese specifiche, infatti, sono proprie dei vari tipi di personalità e, in alcuni casi, dei vari disturbi di personalità.

I meccanismi di difesa che operano a livello nevrotico, ossia che concorrono tanto nella formazione del disturbo nevrotico quanto nel mantenimento della nevrosi stessa, hanno la funzione di contenere o gestire l’ansia o altre situazioni affettive intense. L’individuo con organizzazione nevrotica della personalità utilizza difese più mature ed evolute, il più comune tra queste è la rimozione, assieme alla quale operano altri meccanismi più complessi, implicati molto spesso nella formazione del comportamento ritenuto sintomatico. Il nevrotico, oltre a sviluppare meccanismi di difesa più evoluti, ha un Io integro e ben strutturato e l’esame di realtà è mantenuto.

In un quadro psicotico, i meccanismi di difesa utilizzati sono prevalentemente arcaici e primitivi ed hanno la funzione di proteggere l’Io dello psicotico dalla disintegrazione. Prevalgono la scissione, il diniego e fenomeni di grave dissociazione. L’organizzazione psicotica della personalità è caratterizzata inoltre da identità diffusa, ossia presenta rappresentazioni scisse, tutte positive o tutte negative di Sé e degli altri e dalla perdita dei confini dell’Io, il soggetto confonde se stesso con gli altri. L’esame di realtà è completamente compromesso.

 

Bibliografia

WHITE R. B., GILLILAND R. M., I meccanismi di difesa, Roma, Astrolabio Ubaldini Editore, 1977.

AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Appendice B, Scala del Funzionamento difensivo, pp. 855-857.

Sitografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_di_difesa


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I meccanismi di difesa dell’Io

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I meccanismi di difesa sono aspetti psicologici inconsci che moderano il conflitto e di conseguenza l’angoscia. Le difese sono evolutivamente indispensabili e hanno molte funzioni positive, in particolare operano per proteggere il Sé da una minaccia. La persona che le utilizza cerca inconsciamente di evitare o gestire l’angoscia e di mantenere la propria autostima.

Ogni individuo ha delle difese preferenziali, che corrispondono al nostro modo abituale di affrontare le situazioni problematiche. La preferenza per un tipo di difesa deriva da una serie di fattori, quali il temperamento costituzionale, la natura delle difficoltà subite nella prima infanzia, le difese adoperate dai genitori, gli esiti sperimentati dall’uso di particolari difese.

Le difese possono essere normali e adattive oppure patologiche. Sono una delle funzione dell’Io e sono inconsce. Sono dinamiche e mutevoli ma, in stati patologici possono divenire rigide. Sono collegate a stati psicologici diversi, ad esempio l’annullamento e l’isolamento sono proprie della nevrosi ossessiva. Sono associate a vari livelli di sviluppo. Alcune sono considerate primitive, altre mature.

Le ricerche odierne nell’ambito delle neuroscienze stanno convalidando l’esistenza di meccanismi cerebrali alla base dell’elaborazione mentale inconscia.

Acting out
Espressione dei vissuti emotivi dell’individuo attraverso l’azione piuttosto che con il linguaggio. La persona mette in atto comportamenti in modo poco riflessivo, senza riflettere sulle possibili conseguenze negative. Esempi sono gli atti violenti, i furti, le menzogne o i rapporti sessuali occasionali, lo scopo è quello di gestire un conflitto emotivo non risolto.

Annullamento
Caratteristico del Disturbo Ossessivo Compulsivo, è un meccanismo di difesa formato da due fasi. Nella prima, l’impulso proibito viene espresso per mezzo dell’azione o del pensiero, nella seconda viene compiuto un altro atto che cancella simbolicamente l’impulso precedentemente manifestato. Questa seconda fase è la cosiddetta compulsione, ossia un modo magico e simbolico di annullare o cancellare il pensiero, l’atto precedente provocato dall’impulso inconscio inaccettabile. Esempi tipici sono il lavarsi ripetutamente le mani, il pulire, il controllare, il pregare, il contare, il marito che porta dei fiori alla moglie per compensare il litigio della sera precedente.

Compartimentazione
Meccanismo di difesa la cui funzione è quella di permettere a due condizioni in conflitto tra di loro di esistere senza creare confusione, sensi di colpa, vergogna e angoscia sul piano cosciente. La persona abbraccia due idee, due atteggiamenti che sono in conflitto ma non ne coglie la contraddizione. Un esempio è rappresentato da quelle persone molto umanitarie nella sfera pubblica ma che in privato picchiano i figli.

Conversione
Meccanismo di difesa automatico e involontario attraverso il quale un conflitto psichico viene tradotto in un sintomo somatico. L’impulso rimosso e inaccettabile viene tenuto fuori dalla consapevolezza e contemporaneamente espresso mediante un disturbo della funzione corporea. Esempi di conversione sono sordità, cecità, paralisi.

Diniego
Meccanismo di difesa che esclude, inconsapevolmente e involontariamente, dalla consapevolezza un certo aspetto disturbante della realtà, ossia si nega la realtà stessa della percezione. È una difesa primitiva, la quale opera contro l’esame di realtà e può portare al delirio. Se un adulto utilizza il diniego come difesa principale, ciò indica la presenza di un grave disturbo nella sua capacità di valutare la realtà o di una psicosi. Un esempio di diniego è quello in cui una persona, con una grave malattia letale, nega la sua morte imminente; oppure una vedova che, molti mesi dopo la morte del marito, continua ad apparecchiare per due. L’esperienza di queste persone è guidata dalla convinzione secondo cui se non lo riconosco non succede.

Dissociazione
Processo automatico attraverso il quale le attività mentali di un individuo si scindono in modo da permettere la manifestazione di impulsi proibiti e inconsci, senza che la persona si senta responsabile per le proprie azioni, in quanto, in seguito, non ricorda quanto accaduto. Solitamente questi comportamenti, messi in atto durante la dissociazione, sono l’esatto opposto di quelli che normalmente caratterizzano la condotta dell’individuo. La dissociazione è particolarmente evidente nel caso del Disturbo Dissociativo dell’Identità, ossia nei casi di personalità multipla. 1

Formazione reattiva
Meccanismo di difesa tipico del Disturbo Ossessivo Compulsivo, si riferisce a comportamenti, sentimenti, atteggiamenti automatici e inconsci che sono esattamente l’opposto delle pulsioni e dei sentimenti da cui la formazione reattiva deve difendere. Un esempio, il bambino che mostra amore e cure eccessive per il fratello neonato, per il quale invece prova gelosia.

Idealizzazione e svalutazione
Meccanismo attraverso il quale un individuo attribuisce caratteristiche estremamente positive o estremamente negative a se stesso o ad altre persone. Difese utilizzate nei confronti dell’angoscia che deriva da aspetti essenzialmente ambivalenti sia di se stessi che degli altri. Se estremizzate, viene messa in atto la scissione, ossia o tutto buono o tutto cattivo. Un processo normale di idealizzazione è l’innamoramento, nel quale, le persone mature idealizzano degli aspetti del partner che non si discostano troppo dalle reali caratteristiche dello stesso, mentre diventa problematico nelle persone affettivamente instabili, le quali idealizzano il partner in modo utopistico. Nel momento in cui la fase iniziale e coinvolgente dell’innamoramento volge al termine, nelle persone che presentano un disturbo di personalità borderline o narcisistico, entra in azione un altro meccanismo di difesa, completamente opposto al precedente, ossia la svalutazione, caratterizzata dallo svilimento e dall’umiliazione dell’altro.

Identificazione
Quando l’identificazione è utilizzata come meccanismo di difesa, viene intesa come un processo psicologico, involontario e automatico, attraverso il quale un individuo assimila un attributo, un aspetto, una qualità di un’altra persona, emotivamente importante, con lo scopo ultimo di evitare o ridurre il conflitto scaturito dalla perdita reale o simbolica di quella persona, in questo caso si parla di identificazione con l’oggetto perduto. Un esempio di questa condizione è il lutto. Un’altra situazione, in cui l’identificazione assume il ruolo di difesa, è l’identificazione con l’aggressore, 2 attraverso la quale una persona evita l’angoscia identificandosi con l’aggressore, il quale incute timore e attraverso questo meccanismo di difesa il soggetto non lo teme più. Ciò accade, ad esempio, in una situazione nella quale una persona subisce violenza estrema.

Identificazione proiettiva
Meccanismo di difesa elaborato nel 1946 da Melanie Klein, in Note su alcuni meccanismi schizoidi, proprio della posizione schizoparanoide. Gli aspetti scissi del proprio Sé, avvertiti come cattivi, vengono introdotti fantasticamente nell’oggetto esterno, ossia il seno della madre, nel tentativo di danneggiarlo e controllarlo. Secondo la Klein rappresenta il prototipo di una relazione aggressiva. Bion parla di un meccanismo complesso, che può essere suddiviso in due categorie, a seconda del grado di violenza del meccanismo stesso. Nel primo caso, denominato identificazione proiettiva normale, lo scopo consiste in una prima forma di comunicazione tra madre e bambino; nel secondo caso, ossia nell’identificazione proiettiva massiccia o patologica, lo scopo è quello di evacuare violentemente uno stato mentale doloroso con l’intento di entrare con forza nell’oggetto, per mezzo della fantasia, ed ottenere così un sollievo immediato e di assumere un controllo intimidatorio dell’oggetto stesso.

Inibizione
Difesa inconscia e involontaria che determina la diminuzione o la perdita della motivazione necessaria per svolgere una certa attività. Lo scopo è quello di evitare l’angoscia connessa agli impulsi inaccettabili. L’attività in questione è altresì piacevole per l’individuo ma viene evitata perché susciterebbe un conflitto riguardo agli impulsi primitivi. Tra gli esempi ci sono i blocchi nello scrivere, la timidezza sociale che impedisce alcune attività, come il parlare in pubblico o praticare sport.

Isolamento dell’affetto
Meccanismo di difesa implicito nella formazione dei pensieri ossessivi. Consente di separare un pensiero o un’esperienza sgradevole dalla sua carica affettiva. In questo modo, ad esempio, un evento traumatico può essere ricordato facilmente, infatti l’individuo ha consapevolezza degli elementi cognitivi, ossia può descrivere in modo dettagliato l’evento stesso, ma contemporaneamente è incapace di sperimentare la parte affettiva dello stesso. L’esperienza è conscia mentre l’emozione rimane inconscia. Il meccanismo entra azione in presenza di traumi o situazioni estreme, come ad esempio, durante l’Olocausto.

Negazione
Meccanismo di difesa più evoluto e meno grave rispetto al diniego. Consiste nel ricacciare indietro un elemento disturbante nell’istante in cui sta affiorando. Attraverso la negazione si prendere consapevolezza, in modo indiretto, del rimosso, ma quello che giunge alla coscienza è soltanto la rappresentazione di esso. Nella negazione ciò che viene negato è solo l’affetto, mentre il rapporto con la realtà è di norma mantenuto; per esempio dopo la fine di una grande storia d’amore si nega a se stessi di aver mai provato un sentimento vero e profondo per quella persona. Un uso massiccio della negazione è, per la persona, disadattivo e disfunzionale, in quanto non permette la risoluzione del problema e procura danno all’individuo stesso.

Proiezione
Meccanismo di difesa attraverso il quale si attribuisce, in maniera automatica e inconscia, un proprio atteggiamento o un proprio impulso inaccettato e misconosciuto, ad un’altra persona, la quale verrà percepita come ostile e pericolosa. È il meccanismo alla base della paranoia. È, ad esempio, il comportamento ostile che un individuo delirante attribuisce ad altre persone, il quale, altro non è, che il proiettare aspetti di sé disconosciuti su altri.

Razionalizzazione
Processo inconscio ed involontario attraverso il quale si danno spiegazioni logiche ad un comportamento irrazionale, il quale deriva da desideri inaccettabili e inconsci. Uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello dei sentire sempre il proprio comportamento coerente e razionale e, nel momento in cui, lo percepisce insensato fa ricorso alla razionalizzazione, proprio per trovare una spiegazione logica e rendere così sensato ciò che ha fatto.

Regressione
La regressione è un ritorno, automatico e involontario, a forme precedenti di sviluppo del pensiero, delle relazioni oggettuali, della strutturazione del comportamento. Si verifica quando l’individuo viene a trovarsi, nel presente, di fronte a un grave conflitto. Il ritorno simbolico agli anni dell’infanzia permette all’individuo di eludere le ostilità presenti e di trattarle come se non fossero ancora avvenute. Freud distinse tre tipologie di regressione: topica, ossia stratificata e strutturale, temporale, con ritorno a forme psichiche più antiche e formale, che comporta il passaggio dal processo secondario a quello primario. Si verifica, ad esempio, quando un bambino, coinvolto in una situazione che genera in lui molta più ansia di quella che è in grado di affrontare, abbandona gli schemi comportamentali adeguati alla sua età e regredisce a forme comportamentali che in passato lo compiacevano, ossia può comportarsi in maniera capricciosa, può parlare come un bebè, può comparire l’enuresi notturna, in ogni caso sono tutti comportamenti che accentuano la sua dipendenza dal caregiver. Una forma particolare di regressione è la regressione al servizio dell’Io, cosi definita da Kris nel 1952 ed indica l’uso della regressione come mezzo per favorire la creatività.

Rimozione
Meccanismo di difesa basilare, utilizzato sia dagli adulti sia dagli adolescenti. Tutti gli altri meccanismi vengono chiamati in causa in aiuto della difesa, nel momento in cui la rimozione perde di efficacia. Difesa automatica e inconscia che esclude dalla consapevolezza un impulso interno, insopportabile e inaccettabile, ed il pensiero, l’emozione, il ricordo, la fantasia ad esso associato. Esempi di rimozione sono le comuni dimenticanze o i lapsus linguae.

Rivolgimento contro il sé
Meccanismo di difesa contro l’aggressività. È un processo inconscio e involontario attraverso il quale un individuo devia l’aggressività dalla persona, verso la quale è rivolta, verso se stesso. Resta così celata l’identità dell’oggetto, verso il quale l’ostilità era originariamente diretta, e il sentimento ad esso correlato. Esempi di questo meccanismo di difesa sono le forme gravi di onicofagia, le autolesioni, le automutilazioni, il suicidio.

Scissione
Meccanismo di difesa primitivo, proprio dei primi mesi di vita e, nell’adulto, è particolarmente evidente in varie forme di psicosi e nel disturbo borderline di personalità. Secondo la Klein è uno dei meccanismi della posizione schizoparanoide e indispensabile nello sviluppo psichico del bambino. Consiste nello scindere in modo netto, gli uni dagli altri, i sentimenti contraddittori, le rappresentazioni di Sé e quelle dell’oggetto; permette così di separare il buono dal cattivo, l’amore dall’odio, il piacere dal dispiacere. Opera contro l’esame di realtà.

Spostamento
Processo automatico e inconscio attraverso il quale una minaccia interna, derivante da un impulso inaccettabili, viene spostate su un oggetto sostitutivo. Il legame tra i due oggetti è simbolico e inconscio. Attraverso lo spostamento questa minaccia, che non è stata evitata per mezzo della rimozione, viene ora avvertita e riconosciuta come un pericolo esterno, non più apparentemente connesso all’impulso interno inaccettabile. È ora possibile per l’individuo affrontare il pericolo evitando la situazione, l’oggetto, l’animale, la persona pericolosa. Esempi di spostamento sono le fobie.

Sublimazione
Processo automatico e inconscio attraverso il quale le pulsioni vengono deviate verso mete non sessuali e socialmente accettate e valorizzate. I comportamenti che ne derivano sono soddisfacenti per l’individuo, in quanto gli danno la possibilità di scaricare le pulsioni istintuali che motivano il comportamento stesso, e utili per la società. Quando la sublimazione riesce, il comportamento che ne deriva è socialmente adattivo e la persona che lo mette in pratica ne trae piacere, proprio perché esprime la pulsione originaria. Se fallisce, gli impulsi infantili sottostanti diventano manifesti e si generano conflitti. Un classico esempio è rappresentato dal chirurgo, il quale convoglia la sua aggressività e il suo sadismo in un’attività indispensabile per l’intera società.

 

Bibliografia

GALIMBERTI U., Dizionario di Psicologia, Torino, Utet, 2006

GODINO A., CANESTRARI R., La psicologia scientifica: nuovo trattato di psicologia generale, Bologna, CLUEB Editore, 2007

WHITE R. B., GILLILAND R. M., I meccanismi di difesa, Roma, Astrolabio Ubaldini Editore, 1977

Sitografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_di_difesa