Category Archives: Violenza Psicologica

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Cos’è la violenza?

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Etimologicamente violenza deriva da violare, ossia infrangere i limiti, oltrepassare i limiti altrui. Con il termine violenza si indica ogni azione fisica o verbale attraverso la quale si intende annullare l’altro o distruggerne una parte, la sua volontà. Nella violenza, il desiderio di far scomparire l’altro, di escluderlo, di ridurlo al silenzio diventa più forte e fondamentale rispetto al desiderio di dialogo e di confronto. La violenza conduce alla negazione dell’altro, al suo annientamento, alla sua morte, non sempre in senso fisico ma anche e soprattutto psicologico. Più in generale, la violenza fa si che, all’interno di una relazione, entrino in gioco due elementi, il potere e il controllo e, soprattutto, la donna non può decidere liberamente per se stessa.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la violenza è definibile come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, o la minaccia di tale uso, rivolto contro se stessi o contro un’altra persona che produca, o che sia molto probabile che possa produrre, lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo, provazioni”.
I dati dell’ultimo studio ufficiale dell’ISTAT risalgono al 2014 e mettono in evidenza un dato allarmante, ossia che 6 milioni e 788 mila donne, di età compresa tra i 16 e i 70 anni, hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale (il 31,5%). Questi dati ci permettono di affermare che la violenza è un fenomeno grave, diffuso e trasversale tra i diversi status sociali.
Le conseguenze della violenza possono verificarsi sia a livello fisico sia a livello psicologico. Sul piano fisico comporta dolore fisico e muscolare, lividi, lesioni, lacerazioni e abrasioni a livello genitale e malattie sessualmente trasmissibili. A livello psicologico, la donna può sviluppare disturbi psicosomatici, disturbo del sonno, disturbi alimentari, ansia, attacchi di panico, disturbo da stress post-traumatico.


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Religioni, Sindrome di Stoccolma e Dipendenza Religiosa

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Ho sempre ritenuto che le organizzazioni religiose, ed in particolar modo la Chiesa Cattolica, riescano a controllare i loro fedeli attraverso una sorta di “lavaggio del cervello”. Sin da piccoli ci sentiamo dire “Dio è amore”, “ci ha creato per amarlo e onorarlo”, “segui i 10 comandamenti” “devi frequentare il catechismo” …

Alcuni di noi, crescendo, iniziano a porsi delle domande e, alla fine del processo di ragionamento, vedono il tutto sotto una luce diversa. Altri invece si riducono a portare avanti una fede cieca.  Sono convinti che tutto ciò che accade è stato il volere del Signore e che è possibile superare tutta quella sofferenza grazie alla fede in Dio.

Se analizziamo questa condizione, non possiamo non pensare alla Sindrome di Stoccolma.

Ma cosa è questa Sindrome?

È una strategia di sopravvivenza che un individuo mette in atto quando si ritrova a vivere una situazione eccessivamente pericolosa e stressante. Secondo alcuni studiosi essa è costituita da 4 criteri:

  • Minaccia alla propria sopravvivenza fisica o psicologica da parte di un aggressore – quando un gruppo di persone, come ad esempio quelle che costituiscono il sistema religioso, esercita troppo potere e soprattutto afferma che quel potere è ordinato da Dio, la vittima ha paura del pericolo, della vergogna e nel peggiore die casi della penitenza a cui possono andare incontro. Questa paura del pericolo è una paura reale, può essere traumatica e avere delle gravi conseguenza.
  • La vittima percepisce delle piccole gentilezze da parte del carnefice – un qualsiasi atto casuale o isolato di gentilezza da parte dell’aggressore, farà entrare la vittima in un circolo vizioso, questa gentilezza risulterà piacevole per la vittima, la quale sarà grata al carnefice per questi suoi piccoli gesti cortesi. Se pensiamo alla Chiesa Cattolica, possiamo immaginare come molti fedeli possano sentirsi assolti grazie alla benedizione che ricevono, è un segno che Dio li sta perdonando dai loro peccati. Tutto questo può essere molto coinvolgente, forse troppo e può portare alla schiavitù;
  • La vittima si ritrova isolata e non può abbracciare prospettive diverse da quelle di chi abusa – l’isolamento è anch’esso tipico delle religioni. I fedeli di qualsiasi credo sono fortemente scoraggiati dal leggere i libri di altri culti, quanti di noi potrebbero parlare per ore del Corano o dei testi sacri del Buddhismo o anche del Vangelo? I fedeli, nella maggior parte dei casi, non hanno contatti con l’esterno e questo rende impossibile loro di considerare obiettivamente la situazione;
  • La vittima si sente incapace di sfuggire da quella situazione – Quando i nostri familiari, i nostri amici, i nostri vicini di casa ed i nostri colleghi sono parte di un gruppo religioso, molto spesso diventa difficile allontanarsi da quella determinata religione. Perché? Perché il prezzo da pagare può diventare troppo alto. Si può venir svalutati come persone, questo accade soprattutto nelle famiglie fondamentaliste.

Questo discorso può sembrare strano ai più, ma in realtà è abbastanza semplice: quando le vittime si sentono impotenti, incapaci di fuggire, iniziano a credere che la loro unica possibilità di sopravvivenza è la buona volontà del loro rapitore. Anche le piccole gentilezze, come può essere l’assoluzione del prete durante la confessione, nella loro mente diventa la prova che il loro carnefice “non è poi così male”. Tutto questo può trasformarsi in un vero e proprio legame emotivo da parte del prigioniero per il suo rapitore. Nel rapporto cristiano con Dio accade proprio questo: il credente si sente minacciato, teme che Dio possa scatenare una serie di disastri terreni – ricordate le piaghe d’Egitto? – in qualsiasi momento, oppure teme di venir giudicato dopo la morte e di essere condannato, per il resto dell’eternità, a marcire all’inferno. Sente che la sua unica possibilità, per poter sfuggire da questo triste e infausto destino, è quella di obbedire incondizionatamente a Dio.

Un’altra conseguenza, probabilmente più grave, dell’eccessiva fede in un qualsiasi dio è la cosiddetta Dipendenza Religiosa:

  • Incapacità di mettere in dubbio quanto viene insegnato dall’autorità, ciò porta il fedele ad un’obbedienza cieca e assoluta.
  • Il pensiero semplicistico: tutto bianco o tutto nero. Si vede la vita in termini di giusto e sbagliato, buono o cattivo, casto e peccatore. Il pericolo che il fedele corre è proprio legato al fatto che la vita raramente è bianco o nero, ciò porta la persona ad avere difficoltà di adattamento.
  • La vergogna basata sulla convinzione che se non si è abbastanza buoni, non si sta facendo del bene. Ciò porta l’individuo a non considerare la possibilità di compiere degli errori ma di essere lui stesso un errore. Questo non permette al soggetto di esaminare in maniera costruttiva e in modo sano il proprio comportamento. Questo pensiero basato sulla vergogna deruba l’individuo di potere, dignità e rispetto di sé.
  • Il pensiero magico che Dio risolverà tutto.
  • Scrupolosità: rigidità, rispetto ossessivo per le regole, codice etico. La paura della punizione comporta la necessità di essere perfetto. L’individuo segue regole e rituali che lo possono rendere incapace di mettere in discussione la validità di tali regole e il modo in cui vengono applicate.
  • Non ci sono compromessi con persone di credo diverso. Coloro che soffrono di dipendenza religiosa tendono ad umiliare o addirittura perseguitare gli altri che non condividono le loro stesse convinzioni o che non seguono le regole in maniera rigida – tanto per citare, le Crociate o la Guerra Santa dell’ISIS. I “tossicodipendenti” religiosi devono a tutti i costi crearsi la fantasia che gli altri sono il male, sono inferiori e per questo vanno distrutti.
  • Pregano in modo compulsivo, vanno sempre in Chiesa, citano le Sacre Scritture. Questi comportamenti sono paragonabili a quelli dei tossicodipendenti che sniffano cocaina o qualsiasi altro tipo di sostanza. Non penso ci sia nulla di male nell’andare in Chiesa o pregare, finché questo però è condotto in maniera sana e non comporti l’esclusione di qualsiasi altra attività.
  • Donano molto di più di quello che possiedono.
  • Credono che il sesso sia sporco, che provare piacere con il corpo sia qualcosa di sbagliato e peccaminoso.
  • Presentano DCA. Studi scientifici hanno dimostrato che i “tossicodipendenti” religiosi, in particola modo le donne, spesso soffrono o di bulimia o di anoressia (per quanto riguarda l’anoressia, vi consiglio di leggere il libro di Bell Rudolph “La Santa Anoressia”.)
  • Conflitto con la scienza, la medicina e l’istruzione. Lottano contro tutto ciò che sfida il pensiero bianco e nero e le soluzioni semplicistiche a cui sono votati. Non è raro che i genitori rimuovano i loro figli dalle scuole ritenute potenzialmente pericolose oppure leggere sui giornali delle notizie in cui sono riportati fatti di cronaca di bambini che non vengono ad esempio sottoposti a trasfusione perché in contrasto con il credo religioso dei genitori – le trasfusioni sono rifiutate ad esempio dai Testimoni di Geova.
  • Con il tempo, avviene un progressivo distacco dal mondo reale, con relativo isolamento e rottura delle relazioni – un esempio di questo lo ritroviamo in Scientology.
  • Sviluppo di malattie psicosomatiche: insonnia, mal di testa, ipertensione.
  • Possono sviluppare deliri religiosi, in cui affermano di essere stati scelti e di ricevere messaggi da Dio.
  • Possono sviluppare disturbi di personalità.

 

 

Bibliografia

Leo Booth “Quando dio diviene una droga

 

 

 


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Quando l’amore fa impazzire: il Gaslighting, il manipolatore e la vittima – 2° parte

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Il gaslighter è ovviamente un ottimo manipolatore e agli occhi delle altre persone è un uomo impeccabile, abile a camuffare la propria personalità violenta ed intimidatoria ed è proprio per questo motivo che, molto spesso, non è possibile riconoscere la situazione di gaslighting e la vittima stessa.

Nello specifico, esistono tre tipologie di gaslighter:

  • L’Affascinante: ossia colui che utilizza come strumento manipolativo le lusinghe e le attenzioni, con lo scopo di avvicinare emotivamente la vittima, carpendone la totale fiducia. È difficile da identificare come manipolatore, questo perché all’inizio sembrerà essere l’uomo perfetto. È importante sottolineare che i suoi comportamenti non sono messi in atto per i reali bisogni della compagna ma sono diretti unicamente a soddisfare se stesso e le proprie aspettative. Attraverso l’adulazione tenderà a scusare le sue mancanze e le sue critiche nei confronti della donna.
  • Bravo ragazzo: ovvero colui che apparentemente sembra interessarsi solo ed esclusivamente al bene della vittima, sostenendola ed incoraggiandola. In realtà tutto ciò è fatto per soddisfare le proprie necessità, interponendo i propri bisogni a quelli della compagna, riuscendo comunque a dare un’impressione opposta. Anche questa figura disorienta la vittima poiché si presenta in maniera impeccabile, è innamorato, affidabile e disponibile; la violenza che mette in atto è subdola e difficile da identificare in breve tempo, quindi sarà accondiscendente con la vittima a parole ma, in realtà, metterà in atto comportamenti freddi e scarsa partecipazione.
  • Intimidatore: è antitetico ai manipolatori precedentemente descritti in quanto mancano le caratteristiche di base quali l’attenzione e il romanticismo. Egli esprime esplicitamente la violenza con un’aggressività diretta, con continue critiche e sarcasmo. Rimprovera quindi la vittima apertamente, la maltratta e cerca di farla sentire in colpa in quanto non si comporta come lui vorrebbe. La sua intimidazione si basa sull’apocalisse emotiva, quindi urla, offese, minacce di abbandono, tutto ciò per creare insicurezze nella vittima. Molto spesso approfittano di situazioni in cui la vittima non può controbattere, ad esempio durante una cena con amici, così da rendere il tutto ancora più orribile e terrificante.

Alcune frasi tipiche di un gaslighter posso essere “sei grassa”, “sbagli sempre ogni cosa”, “sei insignificante”, “non me lo hai detto, te lo sei immaginato”, “se ti lascio resterai sola a vita” etc.…
Ciò ha effetti devastanti sull’anima della vittima, ancora di più se pronunciate in presenza di altre persone.
La violenza psicologica non va affatto sottovalutata perché, anche se non lascia segni visibili sulla pelle, porta ad una morte interiore di chi ne è vittima e possono verificarsi casi limite di induzione al suicidio.

La personalità del gaslighter può essere descritta come una sorta di mosaico di disturbi, dei quali nessuno predomina, tranne l’inclinazione a fingere, a mentire, ad ingannare. Ma il gaslighter è molto di più; è senza alcun dubbio una persona disturbata, che ha bisogno di frustrare ed umiliare l’altro per sentirsi qualcuno. Non possedendo delle qualità che lo soddisfino proietta sulla partner (o comunque sulla sua vittima) le proprie mancanze e la propria inadeguatezza, riuscendo così a sopravvivere.

Tuttavia, non è solo il gaslighter a possedere determinate caratteristiche di personalità, infatti è necessario che anche la vittima presenti specifiche peculiarità soggettive, quali scarsa autostima, vissuti di insicurezza e una propensione alla dipendenza e alla fusione; è una persona di spiccata sensibilità, vicina ai bisogni degli altri, molto empatica, teme la solitudine, idealizza facilmente l’altro e non vuole deluderlo. Ha inoltre bisogno di dare un’immagine di sé sempre positiva e di essere approvata. Ha paura dell’apocalisse emotiva e molto spesso è riscontrabile il disturbo dipendente di personalità.

Questi sono gli elementi che possono favorire l’instaurarsi di una relazione affettiva malata, basata sulla violenza psicologica di uno dei due partner. È in questo caso che può verificarsi una situazione paradossale, ovvero la vittima ormai deumanizzata e spogliata di ogni sua consapevolezza e capacità di resistenza riconosce come suo unico sostegno e fonte di protezione il suo carnefice.

In particolare, sono tre caratteristiche principali della vittima: la paura dell’apocalisse emotiva, il desiderio fusionale e l’empatia.

  • Paura dell’apocalisse emotiva: paura della vittima di essere preda di una forte esplosione emotiva da parte del gaslighter, caratterizzata da insulti, grida, aggressività manifestata con lancio di oggetti, offese e critiche distruttive.
  • Desiderio fusionale: alcune persone tendono a vivere le relazioni amorose in un modo definito “fusionale”, ovvero il partner viene considerato indispensabile. Si tende a condurre una vita di coppia in cui ogni attività viene svolta insieme all’altro. Inoltre queste persone hanno un forte bisogno di approvazione da parte del partner, arrivando al punto di idealizzarlo. Così la vittima, pur di non contraddire il suo manipolatore, arriva a mettere in discussione la propria percezione della realtà.
  • Eccessiva empatia: è una sorta di trappola in cui la vittima può cadere. Mettersi nei panni dell’altro porterà la persona a sentire profondamente le sofferenze del partner, con il solo desiderio che queste cessino. Caduti in questo vortice inevitabilmente si tenderà a salvaguardare più l’altro che se stessi, quindi è necessario distaccarsi da questo meccanismo per prendersi cura del proprio bene.

La vittima cessa di essere tale nel momento in cui pone fine alle illusioni riguardanti se stessa, il proprio compagno e il loro legame affettivo; in questo modo prende consapevolezza di avere accanto un uomo vile e debole.
Nel gaslighting, il carnefice perde qualsiasi forma di potere nel momento in cui la vittima si rende conto dell’inganno e della distorsione della realtà a cui è stata sottoposta fino a quel momento.

 

 

Bibliografia
“Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva” di Stern Robin

Sitografia
http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://en.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://www.fondazioneinsieme.it/PDF/A002820
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/48-il-gaslighting-aspetti-psicologici.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dipendente_di_personalit%C3%A0
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/605-il-gaslighting-aspetti-legali.html


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Quando l’amore fa impazzire: il Gaslighting – 1° parte

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Con il termine gaslighting si fa riferimento ad una forma di violenza psicologica, molto sottile e subdola, che non lascia segni sulla pelle e si basa sulla manipolazione psicologica.

Il vocabolo trae origine dal titolo del film Gas light del 1944, in italiano tradotto con il termine “Angoscia”, nel quale vengono narrate le vicende di una giovane coppia. Dopo un breve periodo felice di vita matrimoniale, qualcosa nel loro rapporto si incrina; la moglie, protagonista di una diabolica e artificiosa tecnica psicologica inscenata dal marito, arriva a convincersi di essere sull’orlo della pazzia. Il marito cerca, infatti, di renderla folle inscenando una serie di episodi poco chiari all’interno della casa, per esempio nascondendo gli oggetti della moglie o abbassando le lampade, attribuendo questi fenomeni ad allucinazioni visive della donna, facendola così dubitare delle proprie facoltà mentali. La donna sente sempre più il bisogno di approvazione da parte del marito, il quale però continuerà a ripeterle che è instabile. Recupererà sicurezza in se stessa solo dopo aver avuto conferma da altre persone che effettivamente le luci si affievolivano e che tutto questo non era frutto della sua mente.

Questo film, come anche “Rebecca – la prima moglie” di Alfred Hitchcock, è un chiaro esempio di gaslighting, in cui la manipolazione psicologica viene esercitata sulla vittima, la quale diviene vulnerabile e completamente dipendente del suo carnefice.

Il gaslighting è un comportamento messo in atto dal persecutore, il quale ha come obiettivo quello di minare l’autostima e la fiducia che la vittima ha di se stessa, di farne vacillare la percezione della realtà mettendone quindi in dubbio il giudizio, facendo sentire così la persona confusa fino al punto di credere di stare per impazzire.

Questa forma di violenza può nascere all’interno di rapporti costruiti precedentemente sull’amore, ma anche in contesti familiari, amicali e lavorativi 1; ma, come sottolinea la psicoanalista Robin Stern, Ph.D., il fenomeno del gaslighting si sviluppa prevalentemente all’interno di quelle coppie in cui l’uomo non è in grado di accettare i cambiamenti sociali e la conseguente emancipazione della donna. Attratto da personalità forti ed intelligenti, al contempo vuole controllare e riprogrammare la partner per sottometterla, sia psicologicamente che fisicamente. Pertanto egli è lucido e consapevole dei danni che sta provocando alla sua vittima. La persecuzione, l’inganno e la finzione, questi sono gli strumenti utilizzati per minare l’integrità psichica della compagna, arrivando così a renderla succube, togliendole la libertà di poter affrontare autonomamente la propria vita.

Pertanto è possibile parlare di un vero e proprio “lavaggio del cervello”, brainwashing, ad opera del carnefice sulla propria vittima, la quale, sentendosi sbagliata, arriverà a pensare di meritare tutto questo. Si instaurerà una dinamica di “dipendenza emotiva” in cui la vittima, per stare bene, avrà sempre bisogno di approvazione da parte del compagno; egli saprà condurre il gioco della manipolazione, sapendo quando frustare la donna, togliendole l’amore, il rispetto, la parola, creando così in lei una vera e propria astinenza. È una violenza insidiosa e gratuita, ripetuta ogni giorno e molte volte giustificata dalla vittima stessa, la quale, vedendo la realtà attorno a sé falsata, arriva a giustificare il gaslighter e i suoi comportamenti.

Il manipolatore, inizialmente, si mostra come una persona altruista, empatica, molto sensibile alle necessità della sua futura vittima; ovviamente mette in atto questo meccanismo al fine di poter entrare nella sua vita. Successivamente avverrà in lui un cambiamento, si mostrerà egoista e il suo unico obiettivo sarà quello di mantenere alto il proprio senso di sé e il proprio potere. Se l’altro permetterà l’inizio del gioco, molto presto ne sarà vittima e con il tempo sperimenterà incubi ricorrenti, scarsa fiducia nel senso di realtà, confusione, ansia, frustrazione, tristezza e rabbia.

Il gaslighter deumanizza la vittima, la manipola fino ad ottenerne il controllo totale; Robin Stern definisce la manipolazione affettiva come una sorta di tango, ballato da due persone opposte con caratteristiche complementari: il manipolatore che ha bisogno di mantenere un’alta percezione di sé attraverso la svalutazione dell’altro e la vittima che permette tutto questo in quanto ha un forte bisogno di approvazione. Questa necessità della vittima la porterà ad idealizzare il suo carnefice e per fare questo si troverà a dover rinunciare al proprio punto di vista per abbracciare incondizionatamente quello dell’altro.

Questo processo è caratterizzato da tre fasi:

  • La fase dell’incredulità: è il livello iniziale; il manipolatore alterna momenti di estrema gentilezza e dolcezza a momenti di brutalità e crudeltà, ovviamente sempre nei confronti della compagna, la quale ha ancora una sufficiente sicurezza in sé e una buona dose di obiettività, ma non riesce a codificare in modo corretto i messaggi che il partner le invia, creando così in lei confusione. Infatti a questo livello raramente ci si rende conto di avere a che fare con un manipolatore. Un esempio potrebbe essere un piccolo malinteso, considerato trascurabile da parte della vittima ma che la spinge a dare troppe spiegazioni. Immaginiamo una donna che frequenta da poco un uomo, lei lo considera la persona giusta. È affettuoso, gentile e sincero. Hanno tutte le basi per iniziare una relazione seria. Un pomeriggio vanno a fare la spesa. La donna, essendo molto socievole, scherza con il cassiere. Dopo aver terminato tutte le commissioni il suo fidanzato la accusa di aver flirtato con il commesso e quindi di avergli mancato di rispetto. La donna sa bene che questo non è affatto vero, ma poiché ci tiene all’uomo cerca di spiegargli che quello è semplicemente il suo modo di essere e non civetteria. L’uomo non le crede e continua con le accuse, facendo sentire la compagna a disagio e infastidita. In questa fase sono presenti segnali di irritazione, il timore dei malintesi, la preoccupazione delle reazioni dell’altro; si sente il bisogno di dover controllare le cose da dire e fare e si prova confusione.
  • La fase della difesa: la vittima ha ancora consapevolezza di sé ma è completamente confusa e sbalordita; inizia a vacillare la propria considerazione sulle sue percezioni; ha ancora la forza di difendersi e di sostenere la propria posizione di persona sana. Cercherà anche di instaurare con il compagno un dialogo nel tentativo di fargli cambiare comportamento. In questa fase possono comparire le prime urla, offese o silenzi e la vittima, non essendo in grado di tollerare questa apocalisse emotiva, è disposta sempre di più a fare qualsiasi cosa pur di evitarla. I segnali di questa fase possono essere l’eccessiva stanchezza, infatti la vittima si sente debole e fragile. La donna perde interesse per le cose che prima la appassionavano; inoltre, molto spesso, deve difendersi in presenza di amici e familiari dagli attacchi subdoli del compagno. Non riesce a ricordare i dettagli delle discussioni e cerca di capire dove sbaglia e come provoca la rabbia del compagno, giustificando sempre più spesso le reazioni spiacevoli.
  • La fase della depressione: è la fase più grave. La vittima ha maturato l’idea di essere “sbagliata” e quindi di “meritare” quel tipo di trattamento da parte del suo carnefice, giustificandone il comportamento. In quest’ultima fase la vittima, sfinita, getta le armi e si convince che il manipolatore ha ragione riguardo a ciò che dice e pensa su di lei. Sprofonda così nell’insicurezza, nell’autosvalutazione e diventa dipendente psicologicamente e fisicamente del suo compagno, isolandosi completamente a livello sociale. Assimila il punto di vista del manipolatore fino a renderlo proprio, così da essere approvata e amata da lui. Possono verificarsi veri e propri episodi di abuso o violenza psicologica e fisica da parte del partner, in quanto la vittima non ha più armi per fermare questo processo: ha solo bisogno di approvazione, la sua autostima è molto bassa e ha il terrore dell’apocalisse emotiva. I segnali sono la stanchezza, la perdita di interesse, l’angoscia, attacchi di panico, depressione, sintomi da stress, sviluppo di malattie psicosomatiche, la vittima ha paura quando deve incontrare il manipolatore e si colpevolizza su tutto, giustificando così i comportamenti del partner.

 

 

Bibliografia
“Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva” di Stern Robin

Sitografia
http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://en.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://www.fondazioneinsieme.it/PDF/A002820
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/48-il-gaslighting-aspetti-psicologici.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dipendente_di_personalit%C3%A0
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/605-il-gaslighting-aspetti-legali.html