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Quando l’amore fa impazzire: il Gaslighting, il manipolatore e la vittima – 2° parte

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Il gaslighter è ovviamente un ottimo manipolatore e agli occhi delle altre persone è un uomo impeccabile, abile a camuffare la propria personalità violenta ed intimidatoria ed è proprio per questo motivo che, molto spesso, non è possibile riconoscere la situazione di gaslighting e la vittima stessa.

Nello specifico, esistono tre tipologie di gaslighter:

  • L’Affascinante: ossia colui che utilizza come strumento manipolativo le lusinghe e le attenzioni, con lo scopo di avvicinare emotivamente la vittima, carpendone la totale fiducia. È difficile da identificare come manipolatore, questo perché all’inizio sembrerà essere l’uomo perfetto. È importante sottolineare che i suoi comportamenti non sono messi in atto per i reali bisogni della compagna ma sono diretti unicamente a soddisfare se stesso e le proprie aspettative. Attraverso l’adulazione tenderà a scusare le sue mancanze e le sue critiche nei confronti della donna.
  • Bravo ragazzo: ovvero colui che apparentemente sembra interessarsi solo ed esclusivamente al bene della vittima, sostenendola ed incoraggiandola. In realtà tutto ciò è fatto per soddisfare le proprie necessità, interponendo i propri bisogni a quelli della compagna, riuscendo comunque a dare un’impressione opposta. Anche questa figura disorienta la vittima poiché si presenta in maniera impeccabile, è innamorato, affidabile e disponibile; la violenza che mette in atto è subdola e difficile da identificare in breve tempo, quindi sarà accondiscendente con la vittima a parole ma, in realtà, metterà in atto comportamenti freddi e scarsa partecipazione.
  • Intimidatore: è antitetico ai manipolatori precedentemente descritti in quanto mancano le caratteristiche di base quali l’attenzione e il romanticismo. Egli esprime esplicitamente la violenza con un’aggressività diretta, con continue critiche e sarcasmo. Rimprovera quindi la vittima apertamente, la maltratta e cerca di farla sentire in colpa in quanto non si comporta come lui vorrebbe. La sua intimidazione si basa sull’apocalisse emotiva, quindi urla, offese, minacce di abbandono, tutto ciò per creare insicurezze nella vittima. Molto spesso approfittano di situazioni in cui la vittima non può controbattere, ad esempio durante una cena con amici, così da rendere il tutto ancora più orribile e terrificante.

Alcune frasi tipiche di un gaslighter posso essere “sei grassa”, “sbagli sempre ogni cosa”, “sei insignificante”, “non me lo hai detto, te lo sei immaginato”, “se ti lascio resterai sola a vita” etc.…
Ciò ha effetti devastanti sull’anima della vittima, ancora di più se pronunciate in presenza di altre persone.
La violenza psicologica non va affatto sottovalutata perché, anche se non lascia segni visibili sulla pelle, porta ad una morte interiore di chi ne è vittima e possono verificarsi casi limite di induzione al suicidio.

La personalità del gaslighter può essere descritta come una sorta di mosaico di disturbi, dei quali nessuno predomina, tranne l’inclinazione a fingere, a mentire, ad ingannare. Ma il gaslighter è molto di più; è senza alcun dubbio una persona disturbata, che ha bisogno di frustrare ed umiliare l’altro per sentirsi qualcuno. Non possedendo delle qualità che lo soddisfino proietta sulla partner (o comunque sulla sua vittima) le proprie mancanze e la propria inadeguatezza, riuscendo così a sopravvivere.

Tuttavia, non è solo il gaslighter a possedere determinate caratteristiche di personalità, infatti è necessario che anche la vittima presenti specifiche peculiarità soggettive, quali scarsa autostima, vissuti di insicurezza e una propensione alla dipendenza e alla fusione; è una persona di spiccata sensibilità, vicina ai bisogni degli altri, molto empatica, teme la solitudine, idealizza facilmente l’altro e non vuole deluderlo. Ha inoltre bisogno di dare un’immagine di sé sempre positiva e di essere approvata. Ha paura dell’apocalisse emotiva e molto spesso è riscontrabile il disturbo dipendente di personalità.

Questi sono gli elementi che possono favorire l’instaurarsi di una relazione affettiva malata, basata sulla violenza psicologica di uno dei due partner. È in questo caso che può verificarsi una situazione paradossale, ovvero la vittima ormai deumanizzata e spogliata di ogni sua consapevolezza e capacità di resistenza riconosce come suo unico sostegno e fonte di protezione il suo carnefice.

In particolare, sono tre caratteristiche principali della vittima: la paura dell’apocalisse emotiva, il desiderio fusionale e l’empatia.

  • Paura dell’apocalisse emotiva: paura della vittima di essere preda di una forte esplosione emotiva da parte del gaslighter, caratterizzata da insulti, grida, aggressività manifestata con lancio di oggetti, offese e critiche distruttive.
  • Desiderio fusionale: alcune persone tendono a vivere le relazioni amorose in un modo definito “fusionale”, ovvero il partner viene considerato indispensabile. Si tende a condurre una vita di coppia in cui ogni attività viene svolta insieme all’altro. Inoltre queste persone hanno un forte bisogno di approvazione da parte del partner, arrivando al punto di idealizzarlo. Così la vittima, pur di non contraddire il suo manipolatore, arriva a mettere in discussione la propria percezione della realtà.
  • Eccessiva empatia: è una sorta di trappola in cui la vittima può cadere. Mettersi nei panni dell’altro porterà la persona a sentire profondamente le sofferenze del partner, con il solo desiderio che queste cessino. Caduti in questo vortice inevitabilmente si tenderà a salvaguardare più l’altro che se stessi, quindi è necessario distaccarsi da questo meccanismo per prendersi cura del proprio bene.

La vittima cessa di essere tale nel momento in cui pone fine alle illusioni riguardanti se stessa, il proprio compagno e il loro legame affettivo; in questo modo prende consapevolezza di avere accanto un uomo vile e debole.
Nel gaslighting, il carnefice perde qualsiasi forma di potere nel momento in cui la vittima si rende conto dell’inganno e della distorsione della realtà a cui è stata sottoposta fino a quel momento.

 

 

Bibliografia
“Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva” di Stern Robin

Sitografia
http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://en.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://www.fondazioneinsieme.it/PDF/A002820
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/48-il-gaslighting-aspetti-psicologici.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dipendente_di_personalit%C3%A0
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/605-il-gaslighting-aspetti-legali.html


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Quando l’amore fa impazzire: il Gaslighting – 1° parte

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Con il termine gaslighting si fa riferimento ad una forma di violenza psicologica, molto sottile e subdola, che non lascia segni sulla pelle e si basa sulla manipolazione psicologica.

Il vocabolo trae origine dal titolo del film Gas light del 1944, in italiano tradotto con il termine “Angoscia”, nel quale vengono narrate le vicende di una giovane coppia. Dopo un breve periodo felice di vita matrimoniale, qualcosa nel loro rapporto si incrina; la moglie, protagonista di una diabolica e artificiosa tecnica psicologica inscenata dal marito, arriva a convincersi di essere sull’orlo della pazzia. Il marito cerca, infatti, di renderla folle inscenando una serie di episodi poco chiari all’interno della casa, per esempio nascondendo gli oggetti della moglie o abbassando le lampade, attribuendo questi fenomeni ad allucinazioni visive della donna, facendola così dubitare delle proprie facoltà mentali. La donna sente sempre più il bisogno di approvazione da parte del marito, il quale però continuerà a ripeterle che è instabile. Recupererà sicurezza in se stessa solo dopo aver avuto conferma da altre persone che effettivamente le luci si affievolivano e che tutto questo non era frutto della sua mente.

Questo film, come anche “Rebecca – la prima moglie” di Alfred Hitchcock, è un chiaro esempio di gaslighting, in cui la manipolazione psicologica viene esercitata sulla vittima, la quale diviene vulnerabile e completamente dipendente del suo carnefice.

Il gaslighting è un comportamento messo in atto dal persecutore, il quale ha come obiettivo quello di minare l’autostima e la fiducia che la vittima ha di se stessa, di farne vacillare la percezione della realtà mettendone quindi in dubbio il giudizio, facendo sentire così la persona confusa fino al punto di credere di stare per impazzire.

Questa forma di violenza può nascere all’interno di rapporti costruiti precedentemente sull’amore, ma anche in contesti familiari, amicali e lavorativi 1; ma, come sottolinea la psicoanalista Robin Stern, Ph.D., il fenomeno del gaslighting si sviluppa prevalentemente all’interno di quelle coppie in cui l’uomo non è in grado di accettare i cambiamenti sociali e la conseguente emancipazione della donna. Attratto da personalità forti ed intelligenti, al contempo vuole controllare e riprogrammare la partner per sottometterla, sia psicologicamente che fisicamente. Pertanto egli è lucido e consapevole dei danni che sta provocando alla sua vittima. La persecuzione, l’inganno e la finzione, questi sono gli strumenti utilizzati per minare l’integrità psichica della compagna, arrivando così a renderla succube, togliendole la libertà di poter affrontare autonomamente la propria vita.

Pertanto è possibile parlare di un vero e proprio “lavaggio del cervello”, brainwashing, ad opera del carnefice sulla propria vittima, la quale, sentendosi sbagliata, arriverà a pensare di meritare tutto questo. Si instaurerà una dinamica di “dipendenza emotiva” in cui la vittima, per stare bene, avrà sempre bisogno di approvazione da parte del compagno; egli saprà condurre il gioco della manipolazione, sapendo quando frustare la donna, togliendole l’amore, il rispetto, la parola, creando così in lei una vera e propria astinenza. È una violenza insidiosa e gratuita, ripetuta ogni giorno e molte volte giustificata dalla vittima stessa, la quale, vedendo la realtà attorno a sé falsata, arriva a giustificare il gaslighter e i suoi comportamenti.

Il manipolatore, inizialmente, si mostra come una persona altruista, empatica, molto sensibile alle necessità della sua futura vittima; ovviamente mette in atto questo meccanismo al fine di poter entrare nella sua vita. Successivamente avverrà in lui un cambiamento, si mostrerà egoista e il suo unico obiettivo sarà quello di mantenere alto il proprio senso di sé e il proprio potere. Se l’altro permetterà l’inizio del gioco, molto presto ne sarà vittima e con il tempo sperimenterà incubi ricorrenti, scarsa fiducia nel senso di realtà, confusione, ansia, frustrazione, tristezza e rabbia.

Il gaslighter deumanizza la vittima, la manipola fino ad ottenerne il controllo totale; Robin Stern definisce la manipolazione affettiva come una sorta di tango, ballato da due persone opposte con caratteristiche complementari: il manipolatore che ha bisogno di mantenere un’alta percezione di sé attraverso la svalutazione dell’altro e la vittima che permette tutto questo in quanto ha un forte bisogno di approvazione. Questa necessità della vittima la porterà ad idealizzare il suo carnefice e per fare questo si troverà a dover rinunciare al proprio punto di vista per abbracciare incondizionatamente quello dell’altro.

Questo processo è caratterizzato da tre fasi:

  • La fase dell’incredulità: è il livello iniziale; il manipolatore alterna momenti di estrema gentilezza e dolcezza a momenti di brutalità e crudeltà, ovviamente sempre nei confronti della compagna, la quale ha ancora una sufficiente sicurezza in sé e una buona dose di obiettività, ma non riesce a codificare in modo corretto i messaggi che il partner le invia, creando così in lei confusione. Infatti a questo livello raramente ci si rende conto di avere a che fare con un manipolatore. Un esempio potrebbe essere un piccolo malinteso, considerato trascurabile da parte della vittima ma che la spinge a dare troppe spiegazioni. Immaginiamo una donna che frequenta da poco un uomo, lei lo considera la persona giusta. È affettuoso, gentile e sincero. Hanno tutte le basi per iniziare una relazione seria. Un pomeriggio vanno a fare la spesa. La donna, essendo molto socievole, scherza con il cassiere. Dopo aver terminato tutte le commissioni il suo fidanzato la accusa di aver flirtato con il commesso e quindi di avergli mancato di rispetto. La donna sa bene che questo non è affatto vero, ma poiché ci tiene all’uomo cerca di spiegargli che quello è semplicemente il suo modo di essere e non civetteria. L’uomo non le crede e continua con le accuse, facendo sentire la compagna a disagio e infastidita. In questa fase sono presenti segnali di irritazione, il timore dei malintesi, la preoccupazione delle reazioni dell’altro; si sente il bisogno di dover controllare le cose da dire e fare e si prova confusione.
  • La fase della difesa: la vittima ha ancora consapevolezza di sé ma è completamente confusa e sbalordita; inizia a vacillare la propria considerazione sulle sue percezioni; ha ancora la forza di difendersi e di sostenere la propria posizione di persona sana. Cercherà anche di instaurare con il compagno un dialogo nel tentativo di fargli cambiare comportamento. In questa fase possono comparire le prime urla, offese o silenzi e la vittima, non essendo in grado di tollerare questa apocalisse emotiva, è disposta sempre di più a fare qualsiasi cosa pur di evitarla. I segnali di questa fase possono essere l’eccessiva stanchezza, infatti la vittima si sente debole e fragile. La donna perde interesse per le cose che prima la appassionavano; inoltre, molto spesso, deve difendersi in presenza di amici e familiari dagli attacchi subdoli del compagno. Non riesce a ricordare i dettagli delle discussioni e cerca di capire dove sbaglia e come provoca la rabbia del compagno, giustificando sempre più spesso le reazioni spiacevoli.
  • La fase della depressione: è la fase più grave. La vittima ha maturato l’idea di essere “sbagliata” e quindi di “meritare” quel tipo di trattamento da parte del suo carnefice, giustificandone il comportamento. In quest’ultima fase la vittima, sfinita, getta le armi e si convince che il manipolatore ha ragione riguardo a ciò che dice e pensa su di lei. Sprofonda così nell’insicurezza, nell’autosvalutazione e diventa dipendente psicologicamente e fisicamente del suo compagno, isolandosi completamente a livello sociale. Assimila il punto di vista del manipolatore fino a renderlo proprio, così da essere approvata e amata da lui. Possono verificarsi veri e propri episodi di abuso o violenza psicologica e fisica da parte del partner, in quanto la vittima non ha più armi per fermare questo processo: ha solo bisogno di approvazione, la sua autostima è molto bassa e ha il terrore dell’apocalisse emotiva. I segnali sono la stanchezza, la perdita di interesse, l’angoscia, attacchi di panico, depressione, sintomi da stress, sviluppo di malattie psicosomatiche, la vittima ha paura quando deve incontrare il manipolatore e si colpevolizza su tutto, giustificando così i comportamenti del partner.

 

 

Bibliografia
“Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva” di Stern Robin

Sitografia
http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://en.wikipedia.org/wiki/Gaslighting
http://www.fondazioneinsieme.it/PDF/A002820
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/48-il-gaslighting-aspetti-psicologici.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dipendente_di_personalit%C3%A0
http://www.mentesociale.it/criminologia/speciale-stalking/605-il-gaslighting-aspetti-legali.html